L’HLA fa parte di un insieme genetico cui spetta la funzione di controllo e riconoscimento del “Sè” e del “NON – Sè”, che prende il nome di Complesso Maggiore di Istocompatibilità (MHC). Fu scoperto originariamente come locus genetico che controllava il rapido rigetto in operazioni di impianto di organi.
Si riusciva cioè a sopprimere tutto il sistema immunitario con farmaci (Th0, Th1, Th2), ma non l’ultima linea della difesa, l’HLA, che spesso causava problemi risultando difficile da regolare farmacologicamente. Fu scoperto che le molecole HLA fanno partire segnali che arrivano a loci immunologici addetti alla produzione di citochine (per esempio recettori IL-2), fu scoperto che l’onnipresenza degli HLA su tutte le cellule nucleate è un prerequisito perché le stesse possano cooperare all’attivazione immunologica. Fu scoperto che le tossine, metalli, o peptidi legati a metalli, vanno direttamente ad attivare gli HLA e dunque la catena di eventi immunologici caratteristica di quegli HLA.
Una volta che la stimolazione diretta sull’HLA sia stata abbastanza consistente e prolungata (e soprattutto in caso di immunosoppressione), si scatena l’autoreattività, influenzata dall’HLA e dalla sua suscettibilità. La fase di immunosoppressione precede sempre la fase di autoreattività (Marichal 1990).
Oggi si è arrivati ad una teoria unificata che riconosce che ai loci HLA sono deputati essenzialmente 2 compiti:
a. riconoscimento antigenico;
b. risposta a tale riconoscimento, mediante stimolazione di Linfociti T.
Individui con caratteristiche immunogenetiche diverse (HLA), esposti alla stessa dose di mercurio, alcuni svilupperanno reazioni mediate da IgE, altri reazioni mediate da linfociti T, altri avranno reazioni limitate o nulle, altri svilupperanno immunosoppressione.
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